Il movimento giovanile

 
Storia del movimento giovanile in Giappone
di Cristiano Martorella     
   
7 settembre 2005. La nascita dei movimenti giovanili in Giappone avviene in un contesto internazionale senza il quale non avrebbero senso e sarebbero svuotati dei loro significati e valori storici. Si può cominciare a parlare di movimenti giovanili inquadrando i fenomeni di inizio Novecento, quando la modernizzazione dell’era Taisho (1912-1926) iniziò a diffondere mode e consuetudini inusuali per la tradizione giapponese. Per distinguere questi fenomeni da altri processi di sviluppo storico, ci sono alcuni fattori peculiari da considerare: la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, la libera espressione di idee e opinioni, l’urbanizzazione e i cambiamenti nello stile di vita metropolitano. Senza questi elementi, fra di loro interdipendenti, e la loro analisi dettagliata, non si può comprendere effettivamente il fenomeno frettolosamente indicato con l’etichetta di movimento giovanile.
Il momento di formazione di queste condizioni avviene nella cosiddetta democrazia Taisho, la quale coincide con lo sviluppo della società di massa in Giappone. La capitale Tokyo fu il modello della moderna urbanizzazione. Nel 1920 le case dotate di illuminazione elettrica erano già 6.424.000, e ciò favorì anche la diffusione della radio. I trasporti erano capaci di funzionare efficientemente con un servizio di tram che si sviluppava lungo le arterie più trafficate. I nuovi quartieri di Asakusa e Kabukicho ospitavano locali per l’intrattenimento e il divertimento, sale da ballo, cabaret, caffè e cinema, in grado di importare e seguire le mode provenienti dall’estero. Il cinema arrivò prestissimo in Giappone. Il Kinetoscopio Edison venne mostrato a Kobe nel 1896, mentre l’anno successivo fu girato un film a Tokyo, Osaka e Kyoto. Il successo delle sale cinematografiche è accompagnato dalla nascita delle grandi majors e compagnie giapponesi, come la Nikkatsu nel 1912, la Shochiku nel 1920 e la Toho nel1935. Nel 1927 si contavano in Giappone ben 1226 sale cinematografiche con 164 milioni di biglietti venduti nello stesso anno. I giornali e i periodici conobbero un vero boom di vendite, soprattutto per merito delle nuove tecniche di stampa, la grafica innovativa, i contenuti avvincenti e la libertà di espressione allora vigente. Inoltre i giornali furono un importantissimo strumento politico a favore di movimenti e partiti liberali. I due quotidiani principali, Asahi Shinbun e Mainichi, avevano tirature giornaliere nettamente superiori al milione di copie.
In questo clima di cambiamento si inserirono le nuove generazioni che raccolsero la sfida dei tempi cogliendo anche i vantaggi degli agi offerti dalla modernità. I simboli della gioventù degli anni Venti del Novecento furono la moga e il mobo, vocaboli con cui i giapponesi indicavano i giovani alla moda. Moga è infatti la contrazione di modern girl (modan gaaru nella trascrizione giapponese), mentre mobo è l’abbreviazione di modern boy. La moga è perciò la versione nipponica della flapper occidentale, una ragazza che si veste secondo la moda, parla usando un gergo giovanile e infarcito di vocaboli stranieri, e ha un comportamento non convenzionale. La moga era indipendente ed emancipata, e oltre a seguire le tendenze dell’abbigliamento e del divertimento, sosteneva implicitamente i modi di pensare e le idee democratiche. I movimenti giovanili dell’era Taisho (1912-1926) approfittarono delle condizioni generali di benessere e crescita economica, spingendo il processo di modernizzazione e favorendo la penetrazione di nuove consuetudini. Purtroppo ciò ebbe una brevissima durata, e si esaurì verso la fine dell’era Taisho, quando nel 1925 fu approvata la repressiva legge per il mantenimento dell’ordine pubblico (Chian ijiho) e nel 1932 si instaurò un governo militare. Testimonianze delle aspirazioni di questi movimenti giovanili sono rimaste negli scritti di narratori come Mushanokoji Saneatsu (1885-1976) e Arishima Takeo (1878-1923).
La repressione esercitata nel periodo di guerra dal 1931 al 1945, dall’incidente manciuriano (Manshu jihen, 18 settembre 1931) alla guerra sino-giapponese (Nitchu senso, 1937-1945) e la guerra del Pacifico (Taiheiyo senso, 1941-1945), fu durissima e colpì tutti. Non mancarono però le reazioni al militarismo autoritario anche da parte dei giovani in forme diverse. I movimenti di sinistra potevano fare ben poco essendo stati decimati i membri del Partito Socialista Giapponese (Nihon Shakaito) dichiarato illegale nel 1907, e perseguitati tutti gli intellettuali che mostravano simpatia e interesse per il marxismo (come nel caso clamoroso di Takigawa Yukitoki dell’Università di Kyoto). Invece una reazione vi fu da parte dei movimenti religiosi. Nel 1919 Seno Giro fondò il Gruppo Giovanile Nichirenista (Nichirenshugi seinendan) e nel 1931 la Lega Giovanile Neobuddhista (Shinko bukkyo seinen domei).
Questi movimenti giovanili, guidati da Seno Giro (1889-1961), giungeranno presto alla conclusione della necessità del disarmo, del pacifismo e dell’internazionalismo. I giovani attivisti buddhisti, pur rifiutando l’uso della violenza e lo scontro di classe, si opponevano strenuamente alla politica militarista e autoritaria con gli strumenti della stampa, delle conferenze pubbliche e del proselitismo. Senza giri di parole, commentando l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, Seno Giro affermò che l’umanità di sarebbe salvata solo quando il fascismo fosse caduto. I giovani buddhisti durante le loro assemblee denunciarono esplicitamente l’ideologia xenofoba e i crimini del nazismo. Ma dichiararono anche la necessità di un cambiamento del capitalismo considerato un sistema disumano per lo sfruttamento. Seno Giro fu subito arrestato e condannato a cinque anni di reclusione per le sue idee pacifiste. Anche altri movimenti di ispirazione buddhista subirono la medesima sorte. Nel 1943 Toda Josei (1900-1958) fu arrestato insieme al maestro Makiguchi Tsunesaburo (1871-1944), il filosofo fondatore della Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore). Quando verrà rilasciato nel 1945, Toda riprenderà il lavoro svolto con gli studenti spostando l’impegno educativo a una maggiore attività politica. Sotto l’influenza di questo movimento nascerà nel 1964 il partito d’ispirazione buddhista Komeito.
La situazione dopo il 1947, quando divenne effettiva la nuova costituzione, era però completamente cambiata. Il Partito Comunista (Kyosanto) era rinato ed aveva assunto forza e vigore grazie alla situazione internazionale che vedeva l’Unione Sovietica fronteggiare alla pari gli Stati Uniti. In Giappone l’antiamericanismo sarà un elemento costitutivo dei movimenti giovanili sia di estrema destra sia di sinistra, fino a giungere ai nostri tempi praticamente invariato. Ciò costituisce un motivo per cui è impossibile distinguere ed etichettare sotto un’unica connotazione i movimenti giovanili giapponesi. La storia della politica giapponese è caratterizzata da sfumature spesso più significative dei colori ideologici rosso e nero.
Dopo questa avvertenza possiamo comunque individuare, a scopo esemplificativo, l’attività dei movimenti giovanili ispirati all’estrema sinistra, comunista o anarchica, che segnarono violentemente la storia del Giappone dal 1950 al 1968. Gli scontri fra gli studenti e la polizia, avvenuti in quest’arco di tempo, avevano motivi storici precisi. Nel 1950 era scoppiata la guerra di Corea, e gli americani usavano il Giappone per le loro basi militari, i rifornimenti e la logistica. Il Giappone era diventato, senza alcuna consultazione democratica, un supporto vitale per la continuazione della guerra condotta dagli americani. Il malcontento popolare fu forte e si diffuse nella stampa e perfino nel cinema. Dopo la firma del trattato di sicurezza nippo-americano nel giorno 8 settembre 1951, si ebbero scontri violenti fra studenti e polizia. L’anno successivo, durante la Festa dei lavoratori (1 maggio 1952), vi fu uno scontro sanguinoso fra polizia e manifestanti di sinistra, con morti, feriti e danneggiamento delle strutture americane. Nel 1954 il disprezzo per la politica americana raggiunse un nuovo apice a causa dell’esperimento atomico di Bikini (1 marzo 1954) che contaminò un innocuo e ignaro peschereccio giapponese. Le proteste della popolazione si fecero sentire con violenza. Nello stesso anno veniva ripristinata un’organizzazione centrale di polizia con capacità repressive e antisommossa più forti. La presenza militare americana, sempre più disapprovata, divenne intollerabile quando il 30 gennaio 1957, una contadina giapponese fu uccisa da un soldato americano. Le agitazioni ripresero con rinnovata forza. La massima intensità delle rivolte fu raggiunta nel 1960, quando era programmata la visita in Giappone del Presidente degli Stati Uniti, Dwight David Eisenhower. La protesta degli studenti, avanguardia dei movimenti di sinistra, insieme al resto della popolazione, furono talmente forti da far dichiarare alla polizia di non poter assicurare l’incolumità dell’ospite e costringere a cancellare la visita. Gli studenti, in diverse occasioni, occuparono le università chiedendo modifiche sostanziali all’ordinamento politico con una maggiore partecipazione della popolazione e la realizzazione di una democrazia diretta. A volte le richieste nascevano dall’esigenza più semplice di contrastare uno sfruttamento esagerato dei giovani. Ad esempio, nel 1968 gli studenti di medicina dell’Università di Tokyo si ribellarono perché i laureati erano costretti a lavorare gratis per un anno al servizio del personale più anziano.
Le organizzazioni studentesche di questo periodo erano molte. La prima ad essere fondata fu la Kyoto Gakusei Renmei (Federazione degli studenti di Kyoto). Enorme fu invece la formazione di 300.000 studenti di 145 università che diede vita allo Zengakuren (Federazione delle associazioni autonome degli studenti). Lo Zengakuren fu sempre molto combattivo e adottò una piattaforma programmatica basata sulla lotta all’autoritarismo. Altre organizzazioni furono il Kakukyodo, ispirata a ideali comunisti, il Marugakudo e lo Shagakudo. Infine c’era l’organizzazione giovanile del Partito Comunista, chiamata Minsei (Lega democratica della gioventù).
Gli scontri e le lotte degli studenti fecero emergere i problemi politici che la classe dirigente voleva occultare. Particolarmente importanti furono le manifestazioni di Sasebo, Marita e Okinawa. Emblematico il caso di Sasebo. Nel gennaio 1968 a Sasebo, nei pressi di Nagasaki, vi fu la costruzione di una base militare degli Stati Uniti. Il porto ospitò la portaerei nucleare CVN 65 Enterprise. La visita fu ostacolata dagli studenti appoggiati dalla popolazione locale. I consensi al movimento di lotta antiamericano aumentarono quando si scoprì che la baia di Sasebo aveva subito un notevole aumento della radioattività presente nelle acque. Gli studenti misero anche sotto pressione gli accademici delle università. Per esempio, Hayashi Kentaro dell’Università di Tokyo fu sottoposto a un pesante interrogatorio pubblico, e altri docenti della Nihon Daigaku furono costretti ad ammettere la loro negligenza e corruzione. Tutte le università giapponesi furono coinvolte dalle proteste dei movimenti giovanili. La contestazione coinvolse la Keio Daigaku nel 1965 e la Waseda nel 1966. Le proteste furono purtroppo soffocate nel sangue, e il movimento studentesco fu bloccato quando nel 1968 aveva raggiunto una violenza inaudita e spesso incontrollabile. A Tokyo si ebbero due manifestazioni molto forti, la prima alla stazione di Shinjuku il 22 ottobre, l’altra contro l’amministrazione della Difesa a Roppongi. Il governo di Sato Eisaku usò mezzi drastici emanando leggi speciali che legalizzava la polizia ad eseguire perquisizioni nelle università, rafforzava i poteri dell’amministrazione scolastica, e fissava il controllo governativo sull’insegnamento e i piani di studio. Così l’utopia di cambiare la società giapponese sognata dalla sinistra giovanile subiva una drastica fermata nel 1968, dopo un ventennio di lotte ininterrotte.
Comunque i movimenti giovanili giapponesi non si ispiravano soltanto all’ideologia della sinistra. Altre tendenze si rivolgevano a nazionalismo, trasgressione e sentimentalismo. Altre ancora a una forma di ribellione che invocava una rottura col passato e tentativi di autonomia. Il cinema e la letteratura fornirono, e continuano a fornire, un’ottima rappresentazione di queste tendenze giovanili, ovviamente in un modo contraddittorio e privo di criteri storici tipici dell’espressione artistica.
A partire dalla metà degli anni Cinquanta, una sorta di pre-nouvelle vague aveva visto la luce ispirata dalla corrente letteraria cosiddetta del Taiyozoku (generazione o tribù del sole), lanciata dallo scrittore Ishihara Shintaro. Era la risposta giapponese alla moda dei ribelli di Hollywood, tipo Marlon Brando o James Dean. I nuovi eroi erano fannulloni che sprecavano le proprie energie facendo follie e guardando il sole in faccia mentre facevano l’amore, e ciò poteva sconvolgere una società giapponese ancora relativamente tradizionale e perbenista. La Nikkatsu fu la prima a lanciare questo genere di film del Taiyozoku, con la pellicola Taiyo no kisetsu (La stagione del sole, 1956) di Furukawa Takumi. Decine di film dello stesso genere uscirono nello stesso periodo. Kurutta kajitsu (Passioni giovanili, 1956) di Nakahira Yasushi fu recensito positivamente anche da Truffaut. La casa cinematografica Daiei produsse lo scandaloso Shokei no heya (Camera di tortura, 1956) di Ichikawa Kon, interpretato da Wakao Ayako. Anche Kinoshita Keisuke partecipò alla moda della gioventù delinquente con Taiyo to bara (Il sole e la rosa, 1956). In tutti i casi, questa moda diede vita a una serie di film in cui affioravano i desideri fisici di una gioventù senza punti di riferimento che voleva dimenticarsi i tempi cupi del dopoguerra. Il movimento giovanile del Taiyozoku sembrava essere per sua intrinseca natura estremamente effimero. Oshima Nagisa girò nel 1960 un film intitolato Taiyo no hakaba (Il cimitero del sole, 1960), nella sordida ambientazione di un quartiere degradato di Osaka, che indicava la fine del movimento. Il successivo film di Oshima Nagisa fu ancora più controverso. Nihon no yoru to kiri (Notte e nebbia del Giappone) era un film apertamente politico, incentrato sul contestato rinnovo del trattato di sicurezza nippo-americano e critico anche nei confronti del Partito Comunista Giapponese. La provocazione non fu consentita, e dopo quattro giorni il film fu ritirato dalle sale dalla stessa Shochiku.
Gli eventi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta mostrarono chiaramente il rapporto problematico con gli Stati Uniti. Da una parte la cultura giapponese, in particolare giovanile, assorbiva le mode americane (vestiti, pettinature, musica e cinema), dall’altra parte lo stesso interesse per la cultura occidentale alimentava l’antiamericanismo. Infatti i movimenti giovanili americani erano hipster e beat, ossia i più duri contestatori dello american style of life. I giapponesi accolsero così tutte le forme di antiamericanismo nate in Occidente, e le assimilarono all’antiamericanismo della cultura tradizionale molto critica nei confronti degli eccessi della modernità. Questo periodo di contestazione si conclude negli anni Settanta grazie a una controriforma delle istituzioni politiche che furono capaci di paralizzare qualsiasi organizzazione del dissenso. Negli anni Ottanta fece la sua comparsa la cultura otaku (otaku no bunka) accompagnata da una serie di fenomeni difficilmente interpretabili (moratoriamu ningen, hikikomori, enjo kosai, rorikon). La cultura otaku divenne un oggetto di studio per sociologi e antropologi, e più spesso occasione per speculazioni prive di fondamento scientifico. Comunque l’idea che si fornì del movimento otaku fu quella di una forma di contestazione non ideologica (cioè non ispirata a movimenti politici di sinistra o di destra) e una rottura con lo stile di vita convenzionale. Molti giovani sembravano riconoscersi nel modo di vita disordinato e caotico degli otaku, con scopi differenti dalle altre generazioni. Anche se non formavano un movimento compatto e omogeneo, i giovani giapponesi assomigliavano sempre più agli otaku. Posto di lavoro precario, disinteresse per il matrimonio e la famiglia, disinibizione e sperimentazione di nuove pratiche sessuali, scopi di vita apparentemente futili ed effimeri. La letteratura dava forma e rappresentazione a questa gioventù grazie ai romanzi di autori e autrici come Murakami Ryu, Yamada Eimi, Ogawa Yoko, Matsuura Rieko, Yu Miri e Kanehara Hitomi. Così la cultura otaku, e il movimento giovanile, entrava a far parte perfino di un mondo accademico che non aveva mai ricercato. Dunque in nessun modo si può dire che la cultura giovanile giapponese sia antitetica alla cultura giapponese tout court. Essa fa pienamente parte della storia del Giappone, nonostante le contraddizioni e le traversie. Ciò costituisce la complessità empirica della cultura giapponese che non è un continuum lineare, piuttosto un insieme di variabili mutevoli in stretta relazione. Si tratta comunque di relazioni che formano un corpo diversificato ma unitario, un insieme ben definito e identificabile.
Studiare la storia giapponese significa avere un’idea chiara e completa della cultura del paese senza separare la cultura tradizionale dalla cultura emergente. Al contrario bisogna possedere un quadro specifico della società giapponese senza semplificazioni limitative e parziali. La cultura, è necessario ricordarlo sempre, è un complesso articolato, e ciò vale sia per la cultura giapponese sia per la cultura di altri paesi. Per questi motivi cogenti è insostenibile la tesi dello scontro di civiltà che vede le culture come entità monolitiche in conflitto fra loro. Capacità di assimilazione e cambiamento sono invece le caratteristiche delle culture. Ecco la lezione della storia e cultura giapponese.   
 

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Il movimento giovanileultima modifica: 2012-05-21T08:34:59+00:00da nipponista
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